Dal libro : IL SILENZIO DELLE DONNE

I racconti che seguono, scritti dalle volontarie, riguardano storie di donne vittime di violenza. Donne che hanno superato la paura e ne sono uscite vittoriose.

SELVAGGIA

“Un Fiore può appassire

Il sole può tramontare …

Ma una mamma come te

Non sarà mai dimenticata.

Il tuo nome è prezioso

E non scomparirà mai,

è inciso a lettere d’oro

nel cuore di Dio.”

È il più bel pensiero che una mamma possa ricevere.

Questa notte non ho dormito mi sembra di vivere in un sogno: questi giorni mi sembrano un’eternità. Dentro di me sento una gran confusione di emozioni,finalmente però riesco a piangere, sì, forse, mi sto sciogliendo.

Forse per voi tutto è più facile, più chiaro, non voglio giudicare però non riesco ad essere buona, brava, non riesco ad essere comprensiva, accomodante. Lo so voi tutte volete aiutarmi e, io vi ringrazio ve ne sono grata, ma non arrogatevi il diritto di sapere come e cosa devo o dovrei fare.

È difficile spiegare… ma quello che ho vissuto è mio e le parole non potranno mai rendere giustizia alla mia sofferenza. Non ho avuto una famiglia, non saprei duirvi chi era mio padre, chi era mia madre, fratelli… non ho mai riso né pianto con loro. Dove sono, cosa fanno?

Ah dimenticavo una sorella sì, c’è l’ho è a lei che ho chiesto dei vestiti per la mia principessa – vestiti smessi logicamente – perché lei sta bene, o almeno così si dice, ma per favore non chiedetemi altro è troppo doloroso per me ricordare, non ce la faccio, ma soprattutto non voglio.

Ho cercato l’Amore che non ho mai avuto, ma forse se nasci senza l’Amore di una mamma e un Papà sembra che sei condannata per la vita: tu ti sforzi, ma le persone che incontri nella tua vita sono sempre sbagliate.

Ho perso tutto: la mia dignità di persona, di figlia, di madre; la mia vita non mi appartiene, la mia vita appartiene agli altri e sono gli altri che stabiliscono come e quando viverla.

Sono peggio di una donna oggetto, sono uno strumento per soddisfare le esigenze altrui: soldi, sesso, sottomissione e … BASTA … BASTA, mi son detta un bel giorno … Be’ proprio bello non direi …

Come ho potuto lasciare la mia piccola principessa in quella casa, con lui? Eppure l’ho fatto, sì, perché almeno lei così aveva una casa: una stanza con i suoi giochi e l’affetto di un papà, sì, l’affetto di un papà premuroso che mandava la sua mamma lontana da casa a fare qualsiasi lavoro purché tornasse con i soldi per lui.

Bravo papà che quando mancava il lavoro di badante, commessa o altro, pretendeva che facessi quello più vecchio del mondo, ma i soldi li dovevo portare…

Per la mia principessa lui sarà sempre l’affettuoso papà, anche se quando rientravo dal lavoro, spesso fuori sede, dopo una

settimana, mi lasciava fuori dalla porta di casa, mi negava la gioia della mia vita e mi annientava, distruggendomi come persona.

Nulla ero io.

Non mi ha fatto più entrare in casa.

Mi ha tolto la dignità di madre, mi ha tolto anche dalla carta che attesta uno stato di famiglia.

Selvaggia sta lottando … per sé e per la sua principessa.

Anna Porrello

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