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Cari ascoltatori …..

 

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PREMESSA: ​

QUESTO MIO INTERVENTO E’ UNA RACCOLTA SOTTO FORMA DI LETTERA DELLE ESPERIENZE DI DONNE CORAGGIOSE CHE HANNO DATO SIGNIFICATO ALLA PROPRIA STORIA DI DISABILITA’ E DI RELAZIONI: SERENA, LA RAGAZZA CHE SCRIVE LA LETTERA CHE VI LEGGERO’, NE RAPPRESENTA UN SIMBOLO.

mi chiamo Serena e sono una ragazza di 35 anni.

Vivo in una Residenza Sanitaria per Disabili da quando avevo 17 anni: purtroppo dalla nascita mi è stata diagnosticata una malattia che non mi ha mai permesso di utilizzare le gambe e per questo motivo ho dovuto imparare a spostarmi tramite l’uso di una  carrozzina.

I test di intelligenza che mi hanno somministrato dicono che “non sia molto brillante” e che abbia qualche limite cognitivo: non ho ben capito cosa voglia dire, sì forse non so contare e ho qualche difficoltà a leggere, a ricordarmi le cose e non riesco a esprimermi bene con le parole, ma credo di poter dire “ad alta voce” di avere affrontato situazioni difficili che nella vita mi hanno messo a dura prova e che forse tanti altri non avrebbero saputo superare anche se sono persone “normali”.

Attraverso la voce di Anna, l’educatrice che da ormai tanti anni mi conosce e si rende portavoce della mia storia, vi parlo di un cambiamento importante della mia vita che mi ha fatto rinascere, che mi ha dato un volto nuovo e che auguro a tutte le donne che, come me, hanno sofferto in silenzio, soggiogate dal potere di altri.

Questa lettera vuole essere un messaggio di speranza, ma anche un nuovo punto di vista rispetto a quello che tanti giornali e tanti importanti servizi di sensibilizzazione tendono a fare: sottolineare più l’aspetto passivo e di urgenza nel contesto di abuso e violenza e tralasciare quello che invece è il percorso che io ho chiamato di “rinascita”.

Troppo facile sarebbe spendere parole di odio e disprezzo per chi mi ha trattato immoralmente, per chi si è preso gioco di me ingiustamente e per chi ha creduto che fossi solo una “ritardata in carrozzina”. Voglio andare oltre questo semplice gradino di sfogo emotivo e provare a dipingere il meraviglioso quadro della mia nuova vita con colori vivi, con forme armoniose e con luci morbide, insomma il capolavoro che ho creato “ alla faccia di chi” credeva che questo non sarebbe mai potuto accadere.

Fino alla maggiore età ho vissuto a casa con i miei genitori e la mia sorella minore. La mia non è stata un’infanzia e un’adolescenza fortunata. Tra problemi economici e i litigi tra i miei genitori mi sono sempre sentita messa in disparte, ero quella con i problemi, quella che “intanto non capiva niente”, quella che era solo una spesa e doveva sentirsi “in debito” con chi l’aiutava, insomma una specie di “parassita” che succhia la linfa vitale alle persone che la circondano. Ecco questo ero io e purtroppo io stessa mi vedevo così davanti allo specchio e mi ripetevo nella mente queste falsità tanto da convincermene.

Il problema serio che ho dovuto affrontare è stato proprio capire e sapere distinguere quello che per me era Bene e quello che invece era per me Male: prima davo la priorità solo agli altri e se avessi mai pensato che qualcuno a me vicino avesse voluto farmi del male, mi sarei sentita io la cattivache “macchiava” il nome e le buone intenzioni di quella persona che faceva di tutto per me e da cui“succhiavo la linfa vitale”. Mi sentivo in dovere di ripagare chi mi assisteva e chi mi manteneva economicamente.

Quante volte mi sono sentita in colpa, quante volte mi sono sentita in trappola, costretta dal mio senso di vergogna al silenzio e consapevole che questo stesso silenzio con il tempo non avrebbe fatto altro che peggiorare le cose.

Quante volte poi non sono stata in grado di capire fino in fondo di essere una “vittima” e non una persona squallida che accetta di essere oggetto di attenzione espresse in modo ambiguo e dubbio. Mi sono sentita “nuda”, impotente e priva di forze davanti a chi esercitava il potere.

Credevo che la vita fosse quella lì: un tunnel oscuro senza fine dove l’unico bagliore di luce è quando pensi a come sarebbe stata la tua vita se fossi nata sana con gambe pronte a farti scappare via al primo sentore di pericolo e con una mente lucida e arguta pronta a farti rispondere a dovere a chi ti avrebbe mai fatto un torto.

Poi all’improvviso è successo qualcosa: qualcuno si è accorto di me e mi ha voluto davvero bene tanto da aiutarmi ad allontanarmi da casa, da scuola, dal paese di origine.

Mi ha portato in un posto sicuro e sano. Lì ho trovato persone oneste nei sentimenti, dai principi integerrimi e con tanta forza di volontà. Queste persone hanno costruito insieme a me la mia“rinascita”: una nuova Serena, di nome e di fatto.

Queste persone mi hanno aiutata a uscire dal silenzio e dopo lacrime amare e momenti in cui mi sono sentita annientata dentro, ecco da lì ho iniziato a “rinascere”. Quando si dice “ho toccato il fondo”: ecco nel mio caso è stato proprio così, ho toccato il fondo e questo mi ha permesso di darmi la spinta per rimbalzare in su verso l’alto.

Ho finalmente potuto esprimere le mie emozioni sapendo di non essere giudicata e sapendo che nessuno mi avrebbe mai chiesto qualcosa in cambio. Grazie a operatori, volontari e amici conosciuti dentro questa Casa ho potuto capire la differenza tra bene e male, tra chi vuole aiutarti e chi vuole ingannarti per un suo rendiconto personale: prima credevo che le persone della propria famiglia fossero quelle che potevano volere solo il tuo bene (e intendo bene con la B maiuscola), credevo che il proprio fidanzato (anche se di qualche anno maggiore di me) potesse volere solo rendermi felice.

Oggi consapevole della mia esperienza e forte del nuovo significato che ho dato alla mia disabilità mi sento una donna nuova all’altezza delle altre: ho scoperto per esempio di sapere ascoltare gli altri e di essere una ragazza socievole e ricca di idee, di poter usare le mie mani in qualcosa di utile e che mi gratifica come persona. Pensate ho iniziato a lavorare in un negozio di bigiotteria e faccio delle collane bellissime e la mia collega mi invidia molto per questo perché lei non riesce a dare il tocco che do’ io alle cose: dice che so abbinare i colori e che riesco a rendere bello ciò che di per sé è insignificante e io le rispondo sempre che è un dono di natura e che non tutti possono averlo.

Ho riscoperto il significato della vera amicizia e anche se non ho al momento un compagno posso contare ciecamente sui mie cari amici che conto sulle dita di una mano ma che smuoverebbero mari e monti per vedere impresso sul mio viso un sorriso in più dei tanti che ora ho.

Un caro saluto,

Vostra Serena, ora di nome e anche di fatto

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