Rassegna Stampa

  • La violenza nelle relazioni: intervista a Lella Costa : La violenza sulle donne è un problema degli uomini. Per cercare di spezzare qualche anello di questa spirale tremenda bisogna che l’incapacità maschile di gestire una conflittualità diventi inaccettabile socialmente. (Beatrice Gnassi da Trimestrale sui diritti umani di Amnesty International del Gennaio 2014)

 

  • Violenza maschile sulle donne: il primo passo è riconoscerla” : Davvero gli uomini e le donne possono convivere senza che i primi siano violenti con le seconde? Non si nasce femminicida ma lo si può diventare anche perché esiste una sottovalutazione sociale dei passaggi che precedono l’approdo alla violenza finale. Gli effetti di questa cultura sono, come punta visibile, i 130 femminicidi avvenuti nel 2013 in Italia. (Monica Lofranco da Trimestrale sui diritti umani di Amnesty International del Gennaio 2014)

 

 

  • Mostrarsi con orgoglio:
    la vittoria di Lucia
    Da “La Repubblica” del 26.11.2013

Il volto deturpato dell’avvocato sfregiata con l’acido dal suo ex fidanzato diventa bandiera delle donne in occasione della giornata internazionale contro la violenza di genere. E Napolitano la nomina Cavaliere

di MICHELE SERRA

Fortunati i trecento studenti di Parma che ieri hanno potuto vedere e ascoltare Lucia Annibali, sfregiata con l’acido lo scorso aprile per volontà di un ex fidanzato respinto, un uomo così violento e così vigliacco da prezzolare, per quell’orribile gesto, due sicari albanesi.

Fortunati quei ragazzi perché il volto di Lucia, ricomposto giorno dopo giorno con una fatica, una dignità, una costanza, una sopportazione del dolore davvero femminili, sventolava in quell’aula come una bandiera. “Voglio ringraziare il mio volto ferito – ha detto Lucia – perché mi ha insegnato a credere in me stessa. A essere padrona di me, del mio corpo e dei miei sentimenti”.

Tra pochi giorni quel volto fronteggerà in tribunale il suo carnefice. Colui che lo voleva cancellare (perché non merita di esistere, per il maschio padrone, cioè che non gli appartiene) se lo vedrà di fronte.

Non sappiamo se proverà rimorso o vergogna per il suo gesto atroce, tra l’altro mutuato di recente, qui da noi, da culture arcaiche e remote, una tortura importata sadicamente dallo spazio e dal tempo come se non bastasse, alla violenza sulle donne, il vasto armamentario già a disposizione. Sappiamo, però, e lo sa soprattutto Lucia, che la sopravvivenza di quel viso, il suo resistere allo scempio, il suo lento ritrovare espressione e dolcezza, e soprattutto il suo orgoglioso mostrarsi nonostante le ferite, e parlarne, e rivendicare identità e autonomia anche “grazie” a quel calvario, a quei lineamenti bruciati, segna la rovinosa sconfitta del suo oppressore.

Il gesto del vetriolo o dell’acido o dello sfregio da lama contiene una precisa volontà di annullamento: “Tu non devi più esistere. Esistevi solo in quanto mia. Non puoi e non devi esistere in quanto tua. Ora dunque io ti cancello. Vivrai nascosta. Vivrai nella vergogna di mostrarti”. Il discorso con il quale ieri Lucia Annibali ha dato un significato palpitante, emozionante, non rituale alla giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ribalta addosso all’oppressore il suo odioso, patologico pregiudizio.

“Io esisto, ed esisto a tal punto che la ferita che mi hai imposto non solo non mi fa vacillare, ma aumenta la mia coscienza di appartenermi, di essere mia, e di esserlo nonostante te”. Trionfa, nelle parole semplici e potenti che Lucia ha rivolto a ragazze e ragazze che difficilmente lo dimenticheranno, il vecchio “io sono mia” che ha animato per generazioni il movimento delle donne. E che, nella sua ineludibile brevità, dice assolutamente tutto, e dice quello che fa impazzire di paura e di rabbia i maschi impreparati alla propria vita e alla libertà degli altri, soprattutto delle altre.

A compimento del suo percorso di liberazione, Lucia ha anche voluto aggiungere due parole sull’amore, abusatissimo alibi di molti picchiatori, stalker, persecutori, carcerieri, torturatori di femmine. “Esiste solo un tipo di amore: quello buono, quello che ti rende felice e migliore. L’amore, come l’amicizia, è una relazione terapeutica, che ti arricchisce e ti fa crescere”. Non è amore l’abuso, la costrizione, la gelosia patologica, non è amore lo spirito proprietario, il dispotismo sentimentale. Non è amore ciò che rende infelici e peggiori.

L’invito, rivolto ai ragazzi presenti, di essere “gentili e affettuosi” con le ragazze, e alle ragazze di “scegliere il rispetto di voi stesse e sentirvi libere”, sicuramente non è caduto nel vuoto, data la storia umana che quell’invito ha prodotto, e data la persona che quella storia incarnava.

Il presidente Napolitano ha nominato l’avvocato Lucia Annibali cavaliere al Merito della Repubblica. Raramente un’onoreficenza è parsa più carica di significato e di valore. Possa il maschio padrone, anche se rappresenta il grado zero dell’umanità, riuscire un giorno a misurare il valore, l’intelligenza, il coraggio di questa bellissima donna. E a esserne felice invece che terrorizzato. Ammirato invece che invidioso.

  • All’origine della violenza maschile di Lina Vita Losacco (Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri; Marzo 2010): Studi internazionali hanno ricercato l’identificazione dei fattori di rischio ponendo l’accento sulla matrice culturale. I danni di un sistema educativo che si basa sulla logica del più forte, sul potere e sul controllo. L’anestesia della coscienza e il terrorismo patriarcale.

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